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Percorsi..

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SALENTO...

Otranto, dove il mare non teme confronti e il clima non ammette paragoni. Dove l’arte e la cultura scrivono alcune tra le pagine più ricche della storia del Mediterraneo; la natura è una continua scoperta; la dieta mediterranea fa scuola; la movida scalda la notte e accende il nuovo giorno del primo sole: perché Otranto è il primo avamposto d’Italia, proteso com’è geograficamente verso Oriente. Un posto, insomma, dove la vacanza assume la colorazione che volete voi: chiese e musei se desiderate approfondire la conoscenza storica del luogo in cui vi trovate; spiaggia e relax se avete bisogno di rigenerarvi; sport e wellness per recuperare la forma fisica; locali e concerti se per voi viaggiare è movimento; prelibatezze e vino buono se pensate che in nessun luogo come a tavola si esprimano le tradizioni e la cultura vera di un territorio. Perché sì, tutto questo e molto altro ancora è Otranto. Dove gli dei e i popoli hanno lasciato nel corso dei millenni tracce copiose del loro passaggio, conferendo a questa terra un’identità precisa eppure complessa, riconoscibile eppure sfaccettata: come un diamante che sprigiona mille colori e mille sfumature secondo l’angolazione con cui la luce lo colpisce.

Otranto, dove il mare non teme confronti e il clima non ammette paragoni. Dove l’arte e la cultura scrivono alcune tra le pagine più ricche della storia del Mediterraneo; la natura è una continua scoperta; la dieta mediterranea fa scuola; la movida scalda la notte e accende il nuovo giorno del primo sole: perché Otranto è il primo avamposto d’Italia, proteso com’è geograficamente verso Oriente. Un posto, insomma, dove la vacanza assume la colorazione che volete voi: chiese e musei se desiderate approfondire la conoscenza storica del luogo in cui vi trovate; spiaggia e relax se avete bisogno di rigenerarvi; sport e wellness per recuperare la forma fisica; locali e concerti se per voi viaggiare è movimento; prelibatezze e vino buono se pensate che in nessun luogo come a tavola si esprimano le tradizioni e la cultura vera di un territorio. Perché sì, tutto questo e molto altro ancora è Otranto. Dove gli dei e i popoli hanno lasciato nel corso dei millenni tracce copiose del loro passaggio, conferendo a questa terra un’identità precisa eppure complessa, riconoscibile eppure sfaccettata: come un diamante che sprigiona mille colori e mille sfumature secondo l’angolazione con cui la luce lo colpisce.

NEI DINTORNI - Punti di interesse nel raggio di 50 km con percorso stradale.

SPIAGGE

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I nostri consigli, al vostro arrivo, vi guideranno nella scelta della spiaggia giusta per i vostri desideri e per godere al meglio del mare incontaminato di terra d’Otranto...

Il Salento intorno a noi..

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Tra le località interessanti dell’entroterra, tra Otranto e Punta Palascia, vicino a Monte S. Angelo, si trova un luogo magico, la cui origine si deve all’uomo. Si tratta della ex cava di bauxite di Otranto. La bauxite è un minerale da cui, se possiede un determinato grado di purezza, si può ricavare l’alluminio. Scoperto nel1940 il giacimento vicino ad Otranto ne è incominciato lo sfruttamento che è durato fino al 1976, dopodichè la cava è stata abbandonata perchè non più redditizia in termini di produzione. Nella cava a cielo aperto, grazie alle infiltrazioni d’acqua di una falda acquifera sotterranea piano piano si è formato un laghetto che, a causa della presenza del minerale si è colorato di un verde smeraldo particolarmente acceso.

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Il mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto, tra le opere d’arte più celebri del Salento, è stato realizzato tra il 1163 ed il 1165 dal monaco Pantaleone facente parte dell’Abbazia di San Nicola di Casole a Otranto. La firma dell’autore è incisa nella parte inferiore dell’“opera” vicino all’ingresso principale della Cattedrale, più precisamente non all’interno della Chiesa ma all’esterno, subito dopo la soglia della porta. Un dettaglio che ancora oggi fa riflettere lasciando aperti dibattiti a proposito. Realizzato con dei tasselli di calcare, il mosaico si estende per circa 16 metri e ricopre per intero il pavimento. Nella parte centrale raffigura un albero, con i rami del bene e del male, considerato fino a poco tempo fa, la rappresentazione dell’albero della vita. Le altre raffigurazioni – quasi globalmente – sono tratte, invece, dall’ antico testamento, sebbene alcuni elementi siano completamente fuori dal contesto. Sull’altare maggiore è raffigurato Bisanzio, con un’ insieme di cerchi che racchiudono figure umane e animali. La parte che riguarda il presbiterio, raffigura dapprima Adamo ed Eva mentre vengono cacciati dal paradiso terrestre e poi Re Artù che monta un caprone con in mano uno scettro curvo – totalmente in disuso in quel tempo. Proseguendo troviamo il gatto di Losanna, con accanto Caino con in mano un bastone ed Abele quasi inginocchiato per il dolore inferto da Caino. Sulla parte superiore dell’albero, in corrispondenza della cupola vi è raffigurato il Demonio sottoforma di serpente, collocato tra Adamo ed Eva. Scendendo più in giù troviamo la raffigurazione dei dodici mesi dell’anno, formati da dodici cerchi decorati come una cornice, con all’interno i dodici mesi dell’anno. Per ogni mese viene raffigurato un tema. Più in basso ci si imbatte nella raffigurazione del diluvio universale con la mano di Dio che impartisce ordini a Noè inginocchiato al suo cospetto, ed affianco la costruzione dell’Arca con la salita degli animali sulla stessa. Subito dopo “si incontrano” degli umani che stringono tra le mani un ramoscello di ulivo, simbolo della fine del diluvio e il ritorno alla pace. La base del mosaico è rappresentata da un albero privo di radici, sorretto da due elefanti. Dalla descrizione delle differenti raffigurazioni, piuttosto articolate e complesse, si può comprendere quanto il mosaico, tuttora, sia di difficile decifrazione Resta quasi avvolto in un mistero che contribuisce a renderlo ancora più affascinante agli occhi dei visitatori.

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